Il caffè in Sudamerica è un rito, in Italia un po' meno.
Nel senso che in America Latina anche se sei in un bar scalcinato della periferia di Quito guai se il caffè lo consumi al bancone, non esiste, ti devi sedere, accomodarti attorno a un tavolino, centellinare le sorsate, ascoltare il tuo interlocutore, osservare la gente che passa, rfilettere sulla vacuità della vita e ideare progetti concreti.
Da noi, anche se la qualità del caffè è ottima, la tazzina la consumiamo all'impiedi come se il ruscello scuro dovesse correre vertiginosamente per un'affrettata digestione. Così, attenendoci alla regola d'oro dusamericana, io e Christian ci siamo seduti davanti a un caffè in via dell'Agora a Latina. "Perchè non scrivi una sceneggiatura di una storia dura e cupa ma dove tra le pieghe si ride?, così mi divertirò a realizzare un cortometraggio?" ha cominciato. Dietro questa richiesta ho subito raccolto l'invito rimpallandogli la patata bollente.
