“Se mi ricordo dell’assessore Marangon? Certo, promise di trasformare questo territorio in una Food Valley. Alle elezioni prese più vaffanculo che voti”.
Villa Circeo, una città di provincia italiana, nata con la bonifica idraulica del fascismo, tra edifici razionalisti e aperta campagna, dove i laghi salmastri confinano col mare su una lingua di sabbia in una sorta di finis terrae. Una città italiana come tante ma stretta nella morsa del traffico illecito dei rifiuti tossici e dell’immigrazione clandestina che si fondono con la criminalità organizzata.
Giornalista di nera, precario nella vita e nell’amore, Angelo Corelli indaga sulla morte per incaprettamento, apparentemente a sfondo sessuale, di Don Andrea, parroco omosessuale a capo di un comitato ambientalista che lotta contro gli strani traffici che coinvolgono la discarica cittadina e la dismessa centrale nucleare. Villa Circeo è stretta nella difficile convivenza dell’agricoltura con l’industria, tant’è che è vista con sospetto l’inaugurazione della nuova centrale a biomasse, che ricava energia dalle deiezioni animali, dai cereali e dagli scarti vegetali. Con l’omicidio irrisolto del parroco la vita compassata della provincia rivive l’orrore di 7 anni prima, quando fu ritrovato morto il figlio dell’assessore comunale Marangon, di cui mai è stato trovato il colpevole.